BREATHING UNDERWATER

ultimo giro di bevute. il bar sta chiudendo, il sole se ne va. dove andiamo per colazione? non troppo lontano. sono stanco amore. sono stanco.

lunedì, gennaio 13, 2020

MasQueNada

Ma le tue mani
non le vedrò mai più
Il caro e vecchio Bagnino me la ripete da un tempo infinito, io l'ho messa nero su fucsia soltanto nel 2008 ma la domanda è retorica quindi la lascio, dolorosamente, senza risposta; non so se abbiamo una missione e non so se è proprio quella che dice lui (portare felicità nella vita delle persone). So che a volte ci si riesce, altre no. So che bisogna per forza provarci, a costo di esaurirsi e maledirsi. So che il rischio è sempre quello di rovinare tutto, di non comprendere, di pretendere. Rovinare tutto. Come ci riesci bene Joe, quando vuoi.

La gag è studiata nei minimi dettagli, serve per allentare la tensione. Ti incontri con un gruppo di persone fuori da un locale e quando arrivi sei, volente o nolente, al centro dell'attenzione. No good, per un ansioso cronico come il sottoscritto. Il viaggio dal parcheggio al ristorante è troppo lungo e silenzioso e queste scarpe nuove mi stanno dando ovviamente fastidio. Tre metri prima di raggiungere il Festeggiato e tutte le nostre donzelle mi giro verso Bittì rallentando il passo e con tono serio cerco di scuoterlo, oh siamo ancora in tempo per tornarcene a casa eh! Risate grossolane, quasi sorprendenti. Sono carico. Forse troppo. Ci siamo. Scendiamo.

Sono stato qui una quindicina di anni fa e del Mas ricordo solo la discesa (it's so metaphorical, direbbe il protagonista di Parasite). Mi rendo conto che in realtà siamo tutti carichi: basta un bicchiere di sangria, un brindisi, un applauso. Il nostro è il Festeggiato più brillante di tutti, ogni volta che mi chiama cuggino scoppio a ridere e ripenso a quella domenica pomeriggio in cui chiedemmo indicazioni stradali a un marocchino in bicicletta... Zio, a Milano se gridi cugginooo! non si gira nessuno, devi dire capo!. Arrivammo in ritardo alla partita anche quella volta, naturalmente (il meridionografo non sbaglia mai). Stasera invece sto correndo, sono in netto anticipo sulla tabella di marciume, un po' è anche colpa di Pisolone che mi provoca con i suoi bicchieri continuamente vuoti; io allora elargisco tenerezze solo per farlo immusonire. La Sirenetta è (come sempre) al mio fianco, dall'altro lato ho il mio fido scudiero GianGordo, lo so che mi volevi al centro della scena ma credimi, domineremo il tavolo anche da quest'angolo. Non rovinare tutto Joe, ti prego.

Su e giù per il locale, avanti e indietro fra il tavolo e la dancefloor, la Drag scioglie il ghiaccio e scopro che qualcuno sa ballare molto meglio di quanto pensassi; a un certo punto devi tirare su il braccio eeeee voilà, le cose improvvisamente diventano naturali, e semplici, e tremendamente belle, tanto che forse mi serve un altro bicchierino di sangria per compensare. GianGordo è sugli scudi, Bittì è incomprensibilmente meraviglioso, Pisolone mi minaccia via whatsapp, Hako is on fire sempre e comunque, la Sirenetta mi sorride poi mi sgrida perchè hanno sgridato Pisolone, portare la Vegetariana al messicano è un azzardo che rifarei mille volte, (se non ti danno niente da mangiare giuro che mi sfondo di onion rings insieme a te); perdo il ritmo, perdo il conto, perdo l'apertura dei regali per ritrovarla dopo due giorni nella galleria foto, perdo il Festeggiato che paga la cena (cornuto!), perdo anche il mio fido scudiero che nel frattempo si fa palpare le chiappe dalla Drag. Si ride. Sono tutti carichi Joe, non strafare. Non. Strafare.

It's too late, la DolceCri perdona la mia caduta perchè conosce bene il mio temperamento notturno (remember Pelledoca?), un po' meno la mia ChosenOne che ho provato ad ubriacare tutta sera a forza di brindisi, con evidenti scarsi risultati. L'avevo avvisata, se ti siedi di fianco a me finisci male; lei giustamente ha optato per l'angolo opposto del tavolo, vicina vicina all'InsospettabileBallerina (hold me closer, tiny dancer) e alla PepeRita, che una vodkina alla menta come fai a non offrirgliela. Eddai Joe, siamo a posto così.

Risaliamo (it's so metaphorical).

E ora.
Cos'è questa sensazione.
Cos'è questa nebbia tutta qui dentro.
Sento le risate in lontananza, sono gli ultimi saluti della serata.
Sembrano tutti felici, Joe.
Tutti quanti.
Anche lei.
Tutti cazzo, tutti tranne te.
Cos'è questa amarezza, cos'è questo vuoto che ti divora quando le luci si spengono.
Non può essere la sangria, lo sai anche tu. Certo le ultime tequila non hanno aiutato, ma tu non ti aiuti spesso, vero? Eppure queste persone meravigliose, con le quali condividi ore e ore della tua vita, per giorni e settimane e mesi e ormai anni, queste esistenze che fino a poco fa si trovavano a distanza siderale sono tutte ridanciane e soddisfatte e compiaciute, pensa un po', per sta cazzo di cena improvvisata che hai organizzato proprio tu. Per aiutare il tuo compare, il tuo cuggino che ti ha chiesto una mano. Tu non dici di no a un amico che ti chiede aiuto, Joe. Sei leale.
Devi trovare qualcuno che ha voglia di vivere esattamente come te, ti ha scritto qualcuno poco tempo fa.

Come d'obbligo allora, il finale è convulso e spezzato dal ritmo delle ultime cose da dire e da fare, che diventano urgenti perchè ormai non c'è più tempo; chissà poi se la ChosenOne davvero non ha prestato attenzione ai miei deliri... Qualcuno deve accovacciarsi, qualcun altro modifica i filtri, c'è chi vuole un'ultima boccata d'aria mentre racconta la storia di un anello; l'Insospettabile tenta di insinuare e provocare, ma questo è il suo stile, che spesso mi ha ingannato (non è gelosia, lo so). Non ho più nemmeno la forza di rispondere ai messaggi dell'instancabile Gian, ma mi rincuora sapere che nel frattempo è miracolosamente arrivato a casa.
Io ci sono quasi.
Ci siamo quasi.
Ultimo abbraccio.
Ultima canzone (chebbella). Ultime risate.
Complimenti Joe.
Avevi fatto quasi tutto bene.
Applausi.
ho un nodo in gola
la voce mia sei tu.

venerdì, gennaio 03, 2020

2020


mercoledì, gennaio 01, 2020

The First Good Day of The Year.

e per tutto nel cielo sonoro

Scrivere di più, scrivere meglioEcco la risposta che avrei dovuto darti. Solo che mi è venuta in mente alle dieci del mattino... quindi all'incirca sette ore dopo la tua domanda.
Mi sono svegliato di soprassalto sul divano del Giovane e il secondo pensiero è andato a un altro divano di un altro Capodanno, year 1998 per essere precisi, apro affannosamente gli occhi verso mezzogiorno dopo la nottata al Forum (entrammo scavalcando, chi se lo scorda più) per poi correre da Audrey; riesco a presentarmi all'appuntamento against all odds (come scrivevo nel 2007i ricordi di quel primo gennaio '98 sono certamente dolci... oh sì... ed io che corro per via D'Alviano con le Buffalo perchè i mezzi non passano ma devo arrivare in Stazione Centrale. E via sbattimenti su sbattimenti oggi irripetibili, quanto si stava meglio e peggio senza cellulari, per miracolo arrivo a destinazione e sono in orario, il treno di Audrey sta arrivando e noi siamo così piccoli, così indefiniti così splendidi nel freddo e grigio pomeriggio milanese) e chissà quante altre volte ho passato fuori la notte di Capodanno. Who knows. La stanza si illumina ma non ho tempo nè forza di pensare, scappo furtivamente come già tante altre volte, scrivere meglio è un buon proposito ma il 2020 deve darmi molto altro: dovrò essere capace di prendermelo. Go and get it, dice Pam a Erin sul finale della settima stagione, The Office è un capolavoro quasi quanto questa improvvisata notturna, proprio quando non ci pensavo più; a volte basta un tra mezz'ora mi libero per svoltare una serata, uno stato d'animo, un anno intero (il solito esagerato). Ma questo è il mio Duemilaventi, so close al Diciannove che sei riuscita a resocontare in una sola parola (non era scontato). Il display ha tremato. Scrivere di più e scrivere meglio sono a tutti gli effetti la stessa faccia di una medaglia che devo continuare ad indossare, anche quando mi tormenta. Come accade per quei sogni spericolati e inquieti, che provo costantemente a scacciare ma mi possiedono inesorabilmente; e io so bene che tu sai... che questo tormento sei tu.

saliva un cantare lontano.

domenica, dicembre 15, 2019

Woman To Woman

Una decina di giorni fa Spotify ha reso disponibili alcune statistiche relative ai brani e agli artisti che ho ascoltato di più quest'anno. Le mie preghiere, primo pensiero, evidentemente sono state ascoltate. Ma come ho fatto, secondo pensiero, ad ascoltare Moomin per oltre quaranta ore? Mi sembrano veramente troppe, considerando poi che di questo semisconosciuto dj ascolto soltanto quattro o cinque brani.
Principalmente, due.
Ossessivamente uno.
Che infatti è risultato essere il pezzo da me più ascoltato nel 2019 (qui però la statistica riguardo il minutaggio manca; pregherò ancora).
Woman to woman, quindi. Quel genio di Moomin prende questo sample dall'originale a firma Barbara Mandrell e lo plasma impregnandolo della sua inconfondibile malinconia house (Loop n. 1  vi aiuterebbe a capire); si viaggia dolcemente per circa cinque minuti, in un crescendo morbido che diventa travolgente, con quel sottofondo a metà strada fra il bohémien e l'elegiaco. E se questo non fosse Breathing Underwater, sarebbe finita qua.

Scopro Woman to Woman che la primavera sta finendo, Spotify mi aiuta a tenermi aggiornato su artisti vicini e lontani, capisaldi della mia esistenza e innamoramenti fugaci, di tanto in tanto mischia le carte e mi ricorda che l'esplorazione è fondamentale; sono settimane calde, e confuse, a tratti sconvolgenti. Sto conoscendo una ragazza. Anzi, ci stiamo conoscendo. E di per sè già mi viene da sorridere perchè le cose accadono, come sempre mi ha rassicurato il Bagnino, quando non te le aspetti. Un paio di aperitivi, uno scambio di audio con i Rem beccati per caso, qualche battuta per sondare il terreno. Sto andando in ufficio e il caldo è già quasi atomico, iniziare il pomeriggio mi fa godere perchè dormo di più ma poi il viaggio in metropolitana è una dannazione, che riesco a mitigare, neanche a dirlo, grazie alla musica.

Così una tarda mattinata scopro che questa ragazza ha quel potere.
Mi scrive, dal nulla, dopo qualche giorno di silenzio, e mentre leggo devo istintivamente fermare la camminata; dietro di me non c'è nessuno, allora mi concedo di rimanere inebetito di fronte alle porte automatiche all'uscita di Villa Fiorita, soleggiata come non mai eppure, in questo preciso istante, fresca ed arieggiata.
Ricordo la sensazione. Ricordo come fosse successo quattro minuti fa, per parafrasare Alanis. Ricordo di aver tremato. Potrei giurarlo. Ho sentito il cuore andare al ritmo dei tamburi della Bombonera, quando entran los bombos e la gente impazzisce intonando soy de Boca desde que estaba en la cuñal'ho percepito agitarsi e dimenarsi dentro il petto per un tempo indefinibile, pochi secondi eppure infiniti, mentre il cellulare continuava a tremare nella mano e a fatica sono riuscito a passare le barriere. C'è Moomin, in sottofondo. C'è Woman to Woman. Devo fermarmi a respirare, girato l'angoletto. Resto in piedi a scrutare il cielo azzurro per cinque minuti buoni. Ci metto un po' a rispondere, poi invio; qui trema tutto. Questa canzone è un capolavoro, questa ragazza è un capolavoro. E questa cos'è, una lacrima?, ma no, è un sorriso. Repeat. Rileggo. Il mio 2019 è qui. E pazienza se è tutto finito prima ancora di cominciare. Moomin resta.
I messaggi salvati sul vecchio telefono con la riga fucsia sul display restano. Questi mesi restano.

Resti anche tu.
Insieme a questa canzone.
Scoperta in una mattinata torrida, azzurra e tremante.

domenica, dicembre 01, 2019

Il Goffo Splendore di Andrea Laszlo de Simone.

a Maddalena
Belgrano.
Ci sediamo al bancone, scelta troppo spesso sottovalutata, e beviamo un paio di birrette veloci di riscaldamento, raccontandoci il venerdì sera con quel pizzico di rammarico per non esserci beccati (ripensandoci, sarebbe stato epocale).
Con la Gaggella è semplice organizzarsi e il piano d'attacco alla serata è totalmente condiviso. Per tre quarti d'ora allietiamo l'affettuosissimo Fabietto con i nostri soliti discorsi, che spaziano dai soprusi lavorativi perpetrati a nostro danno in Alma alle angherie che ci siamo lasciati infliggere fuori da Alma; qualche piccola rivincita però ce la siamo presa anche noi, come quella volta che Max collassò sul tavolo del Tombino e toccò a G. presentarsi in farmacia per spiegare la situazione. Sto quasi piangendo dal ridere quando è ora di affrontare il freddo e il piazzale della stazione di Lambrate.
Fermata dell'autobus.
La situazione appare poco chiara, e decisamente in salita, fin da subito.
Il freddo che punge non dovrebbe essere un problema, anche se c'è scritto che la 54 arriverà tra dieci minuti. Cosa saranno mai dieci minuti. Noi impavidi milanesi non ci lasciamo spaventare da dieci minuti di attesa. L'andirivieni nel piazzale è brulicante. I ragazzetti urlano. Siamo in orario. Non ho ancora tirato fuori il berretto, la Gaggia è senza sciarpa. Da quando sono stato a Roma tre anni fa non mi sono più lamentato dell'ATM perciò resto fiducioso. Tre minuti, due minuti, un minuto... ricalcolo.
Ora il freddo punge. Il berretto dei Buffalo Sabres aiuta, ma intanto abbiamo un altro problema perchè il vociare dei ragazzetti si è tramutato in una mezza rissa, iniziata comicamente e finita con grida preoccupanti. Il calcolo della 54 intanto è ripartito da quota tredici minuti, per arrivare fino a uno e magicamente... trasformarsi in ricalcolo. Il freddo mi ha congelato una mano e anche se eravamo partiti con ampio margine, siamo ufficialmente in un ritardo clamoroso. Ma sono insieme alla Gaggella quindi non me ne frega un cazzo; e poi diciamocelo, sto cornuto di cantante mica comincerà il concerto puntuale alle nove, dai.
Serraglio.
No, non ha iniziato alle nove.
E non ha iniziato nemmeno alle nove e mezza.
Dopo un paio di birrette si sono fatte le dieci e mezza quando magicamente, sul lato del palco, vedo spuntare Andrea Laszlo de Simone in tutto il suo goffo splendore.
Immensità, La nostra fine, Mistero, Conchiglie. Una lacrimuccia riesce già a spuntarla.
La Gaggia è attonita, rapita da questo sound così lagnoso eppure maledettamente anni Settanta, semi-psichedelico, avvolgente. Piccola pausa, vi presento la band, lo so l'ultimo album sono solo quattro canzoni, cosa dite, ne faccio qualcuna di quelle vecchie? Ovazione. A questo punto comincio a soffrire davvero.
Canto e giro qualche breve video, la Gaggia decide che è ora dell'amaro e non posso darle torto, intanto si affratella con una tipa che sta piangendo tutte le sue lacrime allora sogghigno di nascosto, Vieni a salvarmi non fa questo effetto soltanto a me.
Il finale è un crescendo spaventoso, lo sapevo, lo sapevo, lo sapevo che sarebbe stato un concerto meraviglioso ma tu non sei qui con me e allora canto a squarciagola splendono gli astri metallici e bianchi, la Gaggia mi abbraccia e continua a ringraziarmi, fiore mio, fiore della mia anima, ma tu dove sei, tu non ci sei, io sto continuando indomito a portarti con me...
Fermata dell'autobus.
Siamo usciti con i biccheri di amaro in mano, anche se lo Jaeger a quest'ora è un affronto al mio stato psichico. Mi salva la 54, proprio lei, che arriva dopo due minuti (o così mi è sembrato) salvandomi da un mezzo tentativo di coma etilico. Le chiacchiere nel frattempo sono diventate rivelazioni, che ci hanno portato a un'ultima birretta seduti sugli scalini della metropolitana. Il freddo è sparito, certe sensazioni no. Ma ci pensi che ci siamo conosciuti grazie a quel posto di merda? Sorrido perchè quel posto di merda mi ha regalato alcune amicizie di quelle indispensabili. Di quelle che non si possono abbandonare mai. Max, LaccoAmeno, il Giovane, Fratm... e anche tu Gaggella mia.
Poi non lo so perchè sulla strada del ritorno ti sei messa a cantare Antonello Venditti, ma questa forse è un'altra storia.
Spaghettata.
L'affettuoso Fabietto ha preparato questa pasta al formaggio che è una delizia, me ne riempie due piatti e li finisco in un secondo. La nottata assume un tono idilliaco quando decidiamo di scovare vecchi video musicali pieni di tope clamorose. Lit è una chicca, Claudia Schiffer una certezza, Smack My Bitch Up è censurato, arrivano in soccorso J.Lo e Christina Aguilera. Prima di andare via mi permetto di segnalare all'Affettuosissimo che nel video di Adore You Miley Cyrus è semplicemente una bomba.
E' a questo punto che la Gaggia mi uccide e la serata è finita. Seppur in bellezza, ovviamente.
Ci credo che questo video ti fa impazzire, Carletto. Scusa se te lo dico, ma...

lunedì, novembre 25, 2019

Life Finds A Way.


domenica, novembre 24, 2019

Hold Me Closer, Tiny Dancer

a Ilaria
Questo è un post che inizia dove gli altri finiscono.
Esco dallo studio pervaso da una inconsueta leggerezza, come se questa chiacchierata di quaranta di minuti fosse già servita a liberarsi di qualche peso.
Improbabile.
Eppure.
Scendo le scale con uno strano magone. E' meraviglioso, continuo a ripetermi scalino dopo scalino, sapere di essere trasparenti, e poter essere quindi riconosciuti per le proprie doti più significative. Perchè accade in continuazione ma troppo spesso non me ne accorgo.
Guardi Joe, lei deve stare molto attento...

Già, probabilmente non ho fatto attenzione, provando a toccare quelle corde là. E' ancora il Giovane allora, a guidarmi e redarguirmi in questo pomeriggio piovoso e altrimenti solitario, e desolante, e buio. Lo ragguaglio sull'ultima settimana di tentato silenzio, malriuscita lontananza, farsesco distacco emotivo. La mimica facciale lo tradisce, scuote la testa, non ci siamo, non ci siamo... NON. CI. SIA. MO. E' un confronto proficuo benchè carico di piatti filippini, birra e grappa cinese. Un confronto che si traduce in un monito ferreo, cerca di non far stronzate e ricordati che questa è una persona di valore. E come dimenticarsene. Ma questo non è l'unico monito.
perchè tutte le sue scelte...

Il finale di serata, e di settimana, è convulso. Sono uscito di casa ieri mattina alla stessa ora in cui rientravo il sabato precedente. Ho apprezzato l'ironia del paragone fra i due momenti e tutto ciò che c'è stato in mezzo. E di quello che verrà.
Una settimana per volta, una settimana dopo l'altra. Potrebbe funzionare. Può funzionare. Voglio crederci. E certo non mancheranno capriole d'umore, evitabili messaggi notturni, Ichnusa in eccesso, discorsi sull'amore e sul senso di solitudine lasciati colpevolmente a metà. Ma la strada sembra delinearsi, per una volta.
tutto ciò che lei fa...

Allora finisce con Jim che guarda Pam andarsene in macchina con Angela, poi si ferma un secondo a osservare il parcheggio ormai deserto. Poco prima, lei gli aveva chiesto "can I ask you a question?". Ma poi non aveva fatto nessuna domanda. Jim sorride per la serata. C'è stato un contatto, finalmente, anche se è un innocuo bacio a stampo. Sorrido a Jim che sorride pensando a Pam e a quel bacio innocente, poi parte Tiny Dancer in sottofondo e comincia a tremare tutto. Lei ha proprio ragione, Dottoressa.
... parte dal cuore.

martedì, novembre 19, 2019

Vocal, Club, Main.

Come ogni volta passerà, passerà
Non faccio in tempo a mettermi un po' a spulciare nell'archivio dei post mai pubblicati (quasi un centinaio) che subito riscopro Wildberry Tracks, e ve lo voglio dire siete fortunati a non essere dei malati di musica house altrimenti sareste già in sbattimento come me che me la sto sparando in loop in tutte le versioni (Vocal, Club, Main Mix). Da un momento all'altro mi aspetto che bussi alla porta il buon Piastrella, uno degli abitanti più bizzarri del Tombino di piazza Irnerio, locale che ho amato svogliatamente e che ho abbandonato forzatamente, teatro di almeno un innamoramento fatidico (il flipper) e di un goffo tentativo di omicidio (Giulia te la ricordi quella volta che hai provato a investirmi con la Musa?).


Anche stavolta passerà, passerà
La tenera Sirenetta mi ha chiesto di smetterla con le frasi strappalacrime, le ho dovuto rispondere che sono capace di scrivere frasi strappalacrime anche compilando un modulo con i miei dati anagrafici; ma la verità è che, come suggeriva Ennio Flaiano, il medium è il messaggio e quando riceviamo una lettera dovremmo leggere direttamente il postino (oh yeah wait a minute mister postman). In questo caso è pure un postino di un certo livello, capace di violenti ed improvvisi slanci d'affetto e di cedermi con delicatezza estrema le sue competenze in un ambito nel quale si può buffoneggiare ma non si può mica tanto scherzare.
Niente babbuini al pc, per intenderci.
Mentre continuo a tifare per la pioggia (su Genova, sia chiaro).

Come ogni storia finirà, finirà
E cara Wildberry Tracks grazie per i ricordi che stai facendo riaffiorare, grazie per questo sentimento antico, domani mattina ti ascolto per trentacinque minuti (Santa-Villa) poi ricomincia il vortice, trentacinque minuti di te anche al ritorno, fino in Wagner, fino al Bagnino ("ora capisco un po' meglio, prima non avevo la percezione", parole di questa sera), fino al Varano ("hai capito che cosa ti fa star male finalmente", parole di questa mattina), e pazienza se Alan è irReperibile, ieri mi ha scritto che sente la mia mancanza e sono sempre ricchionate apprezzabili. Anche la fan del CDV mi ha lusingato di recente commentando Breathing Underwater, in quanti ti hanno chiesto di farne un libro?, ed ho sorriso allo schermo del cellulare perchè non lo so nemmeno più (and this is Joe Rokocoko showing off).

E questa terrà fiorirà, fiorirà
Poi mentre sono al Claro con il Giovane mi agito, disarciono lo sgabello e devo per forza shazammare questa melodia pazzesca, è So Far To Go (J Dilla), ancora adesso mi fa danzare sulla poltrona Markus che Rocco e la Minou hanno devastato ma questo è il senso profondo: il Giovane, appena citato in queste righe, mi scrive su whatsapp per chiedermi se sto bene. La risposta è nella domanda, no? Allora torno alle frasi strapalacrime che la Sirenetta vorrebbe che io evitassi, non è mica colpa mia se ho appena scoperto questa super chicca di Ceri (Passerà) che si adatta oltre la perfezione (è quasi imbarazzante) alla mia attuale situazione emotiva; avrei potuto e dovuto evitare, invece, quel post-it piazzato sotto la tastiera, ma il gioco di ogni segreto è in fin dei conti farsi scoprire. Sento arrivare in lontananza Andrea Laszlo de Simone, è l'incipit di Fiore Mio eppure ho tolto le cuffie già da un pezzo; sarà che ho preso due biglietti per il concerto del 30 novembre e mi tocca addirittura il lusso di scegliere da chi farmi accompagnare (mentre tu, bè, quella sera non ci sei). Occhiolino.

Ripensandoci.

a Giulia
per l'irruenza del tuo silenzio
Eppure ripensandoci
la sere che mi mancano di più
sono quelle in cui non c'eri

Mi mettevo sul balconcino a guardare fuori
pieno della mia incorreggibile malinconia
divorato dall'insoddisfazione

Quelle sono le sere che mi mancano di più
quando la tua assenza definiva i miei contorni
invitavo sempre qualche amico per non pensarti
ma tanto finivo a parlare di te, tutto il tempo

Quelle sono le sere che mi mancano da morire
quando mi toccava arrangiarmi e potevo concedermi un po' di sana solitudine
quando dovevo accontentarmi di una tua telefonata fugace
e ci amavamo alla follia, ma mi sentivo contorcere dentro
non era normale e non lo scopro certo adesso
ti ho amato disperatamente ma ho sbagliato, ho sbagliato
ho sempre e solo sbagliato
ma è questo che vorrei dirti
sono le sere in casa da solo che mi mancano di più
perchè sono quelle in cui eri più presente

E allora mi mettevo a scrutare il Naviglio, l'entra ed esci dei nostri vicini, la movida
e salutavo il nostro fiumiciattolo prima di andare a dormire
restando nella mia parte di letto
un abbraccio al tuo cuscino

Quelle sere mi mancano da morire
perchè tu non c'eri ma io lo sapevo

che potevo dedicarti la mia vita

lunedì, novembre 18, 2019

Ventisei Agosto Diciassette

a Riki
anche se non mi spiego mai un granchè
il mio eterno ringraziamento
per queste parole

"Ci ho messo almeno un'ora per capire se volessi o meno scriverti questo messaggio. Poi ho pensato che non sapevo se avrei mai trovato un'occasione migliore per farlo, e nemmeno se ne avrei avuta una. Perché non è un messaggio dettato dalla situazione. E non è nemmeno un messaggio triste, mi sembra giusto specificarlo nelle prime righe di modo che possa leggere il proseguo col cuore un po' più leggero. È uno di quei messaggi che non ci si ritrova mai a scrivere perché sembra quasi inutile dire ad una persona quanto e perché le si vuole bene. Però ho recentemente scelto che non voglio più correre il rischio di non aver detto abbastanza, anche a costo di dire troppo. Vorrei che lo sapessi che per me, e mi permetto in questo caso di dire per noi, sei un'ispirazione e un esempio. Forse non capirai il perché, ma penso che in questi anni abbiamo imparato a conoscerti anche più di quanto non avresti voluto. Non ti ho mai visto soddisfatto in pieno, ho piuttosto intravisto un fuoco che si alimentava con la voglia di spingersi oltre ed un attimo dopo lo stesso fuoco quietarsi per mettersi al servizio delle persone che ami. Ti ho visto regalare sorrisi anche nel momento più difficile. Ti ho visto avere fiducia sempre e incondizionatamente in queste persone al punto da incazzarti e rimanerci male quando queste non facevano quanto avrebbero potuto. Ti ho visto fare tutto col cuore ed è una cosa che rimane dentro a chi ha la capacità di accorgersene. E per quanti colpi bassi la vita ti possa sferrare ti auguro di non perdere mai questa dote e di non lasciarti sopraffare perché hai quel qualcosa che può portarti a fare tutto ciò che vuoi. Io credo in te, forse anche più di quanto non ci creda tu."



e per quello che raccontano.

domenica, novembre 17, 2019

Meglio Se Ci Teniamo Per Mano.

a valeriawally

Occasionalmente, accade ancora.
Cerco di definire i contorni della serata, ma la realtà mi appare più confusa di un sogno. L'ordine cronologico degli eventi assume un'importanza relativa, in fin dei conti, allora procedo come mio solito a sbalzi temporali, anacoluti e déjà-vu.
C'è Jack che osserva divertito gli avvenimenti del privè, ride, quasi si imbarazza, poi mi racconta i movimenti, le storie, le interpretazioni. C'è un livello di ignoranza che pórcatróia soltanto dopo un'adeguata preparazione io e te potremmo competere.

Poco tempo prima, in effetti, una particolare ballerina del suddetto privè era stata musa ispiratrice di una mia gag, che aveva poi ridotto in lacrime la più leopardata delle donzelline che questa notte ci fanno compagnia. Il gruppo si è inevitabilmente scremato e rimango con gli indomabili, che tra noi animali notturni ci si riconosce per natura.

Jack, mio fido scudiero da qualche tempo, ci accompagna per una gitarella fuori dalla pista; ne segue una mezz'oretta di chiacchiere allegre mentre restiamo in coda dietro un bagno vuoto, con questa pioggerellina insistente che detta tempi e spostamenti. Te la ricordi quella birra che ci siamo bevuti insieme un anno fa... La Leopardata sghignazza per la pronuncia del mio protetto che parla senza sosta, finchè a un certo punto è ora di rientrare nella bolgia.

Da quanto tempo non mettevo piede in discoteca? E chi lo sa... direi da troppo. Il punto poi è questo, ci voleva semplicemente la giusta compagnia per smuovermi. Certo le consumazioni costano un'esagerazione e lo spazio è tragicamente ristretto, ma è sempre una questione di leggiadria: di movimenti, di sguardi, di momenti. Ti accompagno dall'altra parte del delirio ma è meglio se ci teniamo per mano, finiti i cocktail mi verrà ancora sete e ti chiederò del ghiaccio, la Festeggiata ci redarguisce ma l'orario è indecente e non mi domando nemmeno perchè.

Venti McNuggets più tardi, l'alba non riesce a risplendere mentre tremo di freddo e di stanchezza. Non so quante volte mi hai fatto ascoltare questo pezzo dei Queen ma sono dolci perfino i tuoi dispetti, tanto che alla fine hai skippato quasi giustificandoti: avevo paura di darti fastidio.

Non resta che il finale, da compiersi in un abbraccio. Paolo Conte mi presta le sue parole, poi lasciamo a metà un paio di discorsi per non aggravare la mastodontica stanchezza.

Un ultimo saluto. Sì, i tuoi capelli sono meravigliosi. Un brivido. Una carezza. Pelle d'oca.


"in parte ti auguro che vada bene
in parte no per vedere le tue storie drama che adoro"

domenica, luglio 28, 2019

Anche i Caciocavalli Hanno Fretta

Il pacchetto di Fonzies è un regalo inaspettato, lo ammetto. Per il momento, per il pensiero, per l'orario, per il turbolento finale di nottata. Ma lo accetto ben volentieri e rifletto su quanto sia facile a volte stabilire un contatto, un legame, anche e soprattutto quando l'alba non sta rischiarando l'orizzonte, che si è fatto cupo all'improvviso.

La nottata, prima di esser tale, era nata aperitivo, caldo e zanzaroso, per poi sfociare con disarmante ma prevedibile naturalezza in serata; un paio di birrette poi corriamo dal vecchio e caro Frigo, compare di mille sventure, lasciato consulente nullafacente, ritrovato imprenditore di successo o presunto tale. Al Vinyl riusciamo a pagare il primo giro (pardon, riesce), il resto è un turbine di cocktail a carico del proprietario, da sempre buono come un gin tonic ma irremovibile riguardo le questioni fondamentali dell'esistenza (offrirmi da bere, per l'appunto). 

Troviamo un bel posticino tranquillo in mezzo all'insensata baldoria, la birra nel frattempo si è trasformata in mirto e le chiacchiere sono diventate grasse risate. Frigo è sempre stato un intrattenitore sui generis, non certo un provocatore alla Man on the Moon ma un catalizzatore di eventi fortuiti, a volte evitabili a volte imprevedibili; il finale a locale chiuso mi porta alla mente ricordi antichi e preziosi, Papillon in sottofondo mi fa venire voglia di cantare, sono carico, sono allegro, sono felice, lo ripeto in continuazione e il mio Diamante fa brillare il suo sorriso, annuendo. Ce ne andiamo perchè la notte, saggia e paziente, ci sta aspettando. Da ore, giorni, forse settimane. Aspetta me. Aspetta noi.

Non abbiamo fretta di arrivare all'appuntamento, nè noi nè il nostro sconsiderato tassista, che non conosce le strade di Milano ma compensa con una sfavillante simpatia; la fretta non porta niente di buono, la fretta dà un'immagine non veritera, la fretta mi ha sempre mandato in paranoia, la fretta ce l'ha il caciocavallo che vuole finire a tutti i costi dentro il suo panino con la salamella, la fretta non mi appartiene ed è per questo che ho sempre cercato di non mettere pressione in quel senso. L'ho apprezzato, devo ammetterlo; sono parole dolci, delicate, che mi lasceranno insonne. Ha notato, ha capito, ha apprezzato.

E allora mi presento, in questa notte che avevamo a lungo aspettato; non voglio più autodistruggermi. Il resto sono oltre due ore di chiarimenti, ammiccamenti, dichiarazioni d'intenti, sentimenti. Ma è passato un secondo ed è già ora di scappare.

Sembri Topolino, con il naso tutto nero.

La dolcezza, devo dirlo, proprio le appartiene.

lunedì, luglio 22, 2019

Leggiadria

Bisogna sapersi muovere con una certa leggiadria, penso mentre rientro a casa dopo una domenica bestiale, torrida e sbattimentosa come forse neanche ai bei tempi che furono.
Bisogna muoversi leggiadri lungo questo vialone soleggiatissimo, le cinque del pomeriggio non sono il momento migliore per uscire ma mi sono appisolato sul divano del Bagnino accoccolato al Perkovic: i microsonni durano al massimo un quarto d'ora!, di più non è consentito. Ma un quarto d'ora basta e avanza perchè sono cotto (l'ho già detto?) e rispondo ad ogni domanda dell'albanozzo in meno di un secondo. Parlo sempre e solo quando ho le spalle al muro, pardon, al divano. Mi appisolo nuovamente e quando mi sveglio il peggior ballerino d'Albania è sparito un'altra volta. Etereo. Leggiadro. Come Pantani sul Mont Ventoux.
Bisogna sapere entrare in punta di piedi nella vita degli altri, nelle altrui speranze e paure, in quest'ultimo piano soleggiato e pieno di storie; non sai usare il condizionatore ma va bene lo stesso, bisogna rispettare tempi e modi, se mi offri un pomodorino me ne gusterò un paio, se ti sembro un'anima in pena ti sbagli; voglio solo assimilare queste sensazioni uniche ed irripetibili, c'è un vinile di John Coltrane che mi fissa dalla sala ma sono avido di vedute e panorami e campi di calcio e palazzi a non finire, e io mi perdo e mi riperdo e continuo a perdermi...
Non sempre mi appartiene, bisogna ammetterlo, questa anomala sensazione; ma gli amici l'hanno notata e non si scappa mai da chi ci ama veramente. La dolce Sylvie, il Varanone che filma l'eterno Bagnino tutto indaffarato... è tempo di andare, giusto?
Bisogna sapersi muovere con una certa leggiadria per intravedere e comprendere il sorriso del colibrì, che vola all'indietro per affermare la propria natura, il proprio io profondo, la propria fenomenale singolarità. Non abbiamo mai fatto il percorso al contrario, sussurra vispa a un certo punto; è vero, ma io sbuffo e mi illumino e ridacchio e cerco di dare un senso a questo percorso, a questo contrario. Io che al contrario ho scoperto il mondo, i miei talenti e i demoni, io che al contrario penso e sento. Io che per un contrario polemizzo con l'universo, che al contrario gioco a Tetris e so legarmi agli altri. Allora bisogna aggiungere una nota di colore, fucsia ovviamente, per decretare un nuovo contrario da esplorare con passione leggiadra.
Non abbiamo mai fatto il percorso al contrario... è vero.
Non l'abbiamo mai fatto insieme.

sabato, luglio 20, 2019

Mi Trasformo in Unicorno

Ci mettiamo d'impegno e fatichiamo per ricordare a tutti i costi -sanciva la Sylvie una vita fa al Dundas, dall'alto della sua mastodontica esperienza- quando in realtà l'impresa più ardua è quella di dimenticare.

Moomin era arrivato in mio soccorso qualche settimana fa con Woman to woman; il cellulare ogni tanto mi trema nella mano ma questo è il momento di scoprire e riscoprire, e allora giovedì mattina ecco Loop n. 1 e Doobiest e 123 e il treno arriva a Villa Fiorita quasi di soppiatto. Sono di nuovo qui, l'insegna del Claro in lontananza mi fa sorridere e ormai ho soltanto cinque minuti per gli ultimi viaggi mentali. Ripercorro velocemente le mille serate in una di stanotte, a ritroso poi a montaggio spezzato tipo The Burning Plain, questa volta il finale non è tragico (se non per l'orario, quello sì) ma d
olce come una aristoteliana parola sociale. Che serata.

Ripenso all'insegnamento della Sylvie mentre ascolto questa canzone dei Queen che forse non avevo mai sentito, mentre sono in ostaggio, mentre parlo e soprattutto ascolto storie di diamanti, promesse infrante e caciocavalli; Calcutta non mi fa impazzire ma questo pezzo lo mando in repeat sempre volentieri, mi hai chiesto quando rivediamo la Gaggia e so che apprezzerà il pensiero, la bottiglietta d'acqua sul tavolo scatena le tue minacce, se mi mandi un audio sul meteo devo per forza risponderti, i marocchini fanno fatica a litigare con i sudamericani, non amo che le rose che non colsi, il Cristo Giallo è il mio quadro preferito e il flusso di coscienza può finire qui perchè il senso l'abbiamo capito.

E la testa di unicorno? Acquisto del secolo, secondo soltanto alla prima macchina del fumo del Bagnino, year 2006 mi verrebbe da dire, motore assemblato a Chernobyl e vietato areare il locale prima di soggiornarvi, altrimenti che gusto c'è. Sfodero la maschera dopo essermi caricato con qualche spritz di riscaldamento; mi sono lasciato trascinare sul palchetto perchè c'è sempre qualcuno che deve aprire le danze e non è una scelta ma un destino, una missione da che ho memoria, più o meno da quando ho incrociato lo sguardo del Bagnino nel 1987 e percepito che questo è il modo che mi dà più gusto quindi è quello giusto.

Apriamo le danze quindi, poi mi trasformo in unicorno, da quel momento in poi è il solito vortice di balli, sguardi, risate alcoliche e un morso sulla guancia. La serata non finisce mai e diventa epica, l'ultimo giro di cocktail lo offro di sentimento e in pochi possono dire di avermi visto seduto sul bordo di un marciapiede; quando accade significa che sono veramente tranquillo, condizione che raggiungo di rado e mantengo per un tempo infinitesimale. Ma così è stato. La Sylvie ha sempre avuto ragione.

Non c'è altro modo che produrre nuovi ricordi.

E io sono ancora seduto su quel bordo.


sabato, luglio 13, 2019

Luna Rossa.

Il caldo smette di squagliarmi appena esco dall'ufficio; mi metto ad aspettare vicino alle panchine, l'Audi targata Fucker se ne va con magistrale tempismo, fingo di non guardare, l'importante in fondo è che nessuno vada a controllare le timbrature ma non pensiamoci adesso che dobbiamo goderci la serata.
Un istante dopo sorrido.
Cerco di concentrarmi sulle questioni del momento, troveremo un bancomat?, troveremo parcheggio?, troveremo la strada?, troveremo una stazione radio che trasmetta della fottuta buona musica del cazzo?, perchè quei due cornuti si mettono lì con le portiere aperte e ci obbligano ad andare contromano? Sorrido ancora...
Proseguiamo per via Pietro Nenni e non aver contanti si sta rivelando meno problematico del previsto; una decina di arrosticini per antipasto poi proseguiamo con le bombette, le birrette e le fossette di quel sorriso che no, non riesco a smettere di fissare. Distogli lo sguardo Joe, che ti si legge attraverso...
Ma cosa voglio distogliere, qua bisogna armarsi e partire alla volta di Venezia che la lacuna della laguna è imperdonabile ma del tutto risolvibile; esistono luoghi personali e profondi, luoghi dell'anima, luoghi che mi fanno pensare alla Mickey Smith, this is where my heart beats harder. Ti ci devo portare, è deciso. Il dolce e l'amaro sono la luna rossa e il kebabbaro, l'una col suo incedere discreto ma deciso, l'altro con la sua saracinesca che si abbatte morbidamente su un disgraziato che non si regge in piedi ma prova per oltre mezz'ora a protestare, anche se l'impressione è che non sia accaduto davvero nulla.
E allora sorrido un altro po'. Splendono gli astri, metallici e bianchi. Mi sto per addormentare. Vedrò il tuo messaggio tra quattro ore.

Un nuovo giorno è iniziato.


venerdì, dicembre 28, 2018

Quel Secondo Di Silenzio.

-Sai, a volte mi chiedo... è una domanda forse senza senso lo so... ma secondo te, ecco, siamo stati più bravi o più fortunati? A trovarci, a sceglierci, a voler restare insieme, mettici dentro tutto quanto.
-Secondo me siamo stati bravi. Un po' fortunati forse ma soprattutto bravi.

-Non so, riflettevo un po' su questa cosa. Mi sento bravo, certo, ma anche molto fortunato. Voglio dire, se quella sera non ti avessi chiesto di tornare, come sarebbero andate le cose?

A sette anni da quando l'ho scoperto, Marek Henmann sa ancora regalarmi una sensazione di indefinibile malinconia elettronica; è sempre spettacolare ritrovare un'emozione come questa, nella sua unicità esemplare, nella sua solida evanescenza, esattamente uguale al ricordo che nel corso degli anni si è fatto specifico, essenziale, per l'appunto minimal. E' tutto in quel beat inquieto ma soprattutto nel mezzo secondo di silenzio dopo cinque minuti incessanti, interrotto all'improvviso da una richiesta a metà strada fra l'entusiasmo e la disperazione: can you feel what's goin' on?

Ma certo che so farmi capire bene, quando voglio. Ormai anche l'iconica MdB ha imparato a riconoscere alcuni miei silenzi tormentati. Ieri sera invece è stata Irene a vedermi sottotono; ho negato sorridendo, senza crederci troppo. Qualche passaggio a vuoto in fondo me lo devo concedere.
 Le mie donzelline si preoccupano, oggi come sempre.

Allora anche se è tardi e non accendo il pc da due mesi sento che è ora di tornare qui, perchè il periodo è cupo ed io ho bisogno di cercare chiarezza; provo a parlare per immagini ma non trovo forma nè soddisfazione. Ho bisogno di concetti trasparenti per catapultare questo cuore fuori dal buio, ma è impresa ardua ed estenuante; parlo ma non dico, scrivo ma non affronto, sogno ma non credo. Il Bagnino fa quello che può ed io continuo a dargliene atto. Ho maledettamente bisogno di luce e la scrittura è l'unica strada illuminante; stai solo sbagliando a non credere in te stesso, cioè l'unica persona che non ti ha mai tradito. Ci penso su da un paio di giorni, in effetti.

L'inquietudine però prende ancora troppo spesso il sopravvento e mi ritrovo nelle tenebre; è a questo punto che mi convinco. Anche la tua ombra ti abbandona se scegli di restare al buio, diceva quel tale. Quest'orrenda sensazione continua ad accompagnarmi perchè ho ancora la forza di trascinarla con me, lo so. Non ci sono mai state risposte e continuano a non esserci. Solo vorrei tirare il fiato, ricominciare a respirare, a vivere, a cantare, a ballare, a scrivere, come Marek Henmann dopo cinque minuti di beat avvolgente, un secondo di silenzio, il ritmo riprende identico ma sembra cento volte più potente. Merito di quel secondo di silenzio, quel secondo che sta durando una vita, quel secondo che sto colpevolmente lasciando vuoto di parole.

Se solo fossi capace di riprendere il ritmo giusto, s
embrerebbe di sicuro cento volte più potente di prima.

-Secondo me ci saremmo trovati lo stesso, prima o poi!
-Anche a me piace pensarla così, ma non sono mica convinto. Certo la vita disegna i suoi intrecci e non possiamo saperlo. Mi piace sentirmi fortunato. Ma secondo me sono stato anche bravo.

E' la prima volta nella vita, che mi sento così.

domenica, agosto 19, 2018

Devi Scendere a Como Borghi.

Il treno è stranamente puntuale e mi costringe ad un imprevisto sbattimento in biglietteria, ma la fortuna aiuta i previdenti quindi mi piazzo nel mio posticino con qualche minuto di vantaggio sull'orologio. Scappo da Milano raramente, quando accade ho sempre i miei buoni perchè. Il caldo insopportabile in fin dei conti è soltanto un pretesto.

Non parliamo di Vincent Gallo e Buffalo '66, ma forse solo per caso (succederà qualche giorno dopo, in effetti); restiamo impegnati con le sue bimbe tutta la mattina, se offri l'aperitivo io offro il pranzo, la pizza lascia la sua firma sulla mia maglietta bianca e ci facciamo delle sane, grasse risate. Il tempo di un pomeriggio vola, il tempo di oltre vent'anni ci ha plasmati, divisi, allontanati, poi quasi d'incanto, deliziosamente, riavvicinati, creature riappacificate, consapevoli eppure ancora sognanti; ci godiamo questa nuova veste, anche se in fondo ci siamo visti tre volte negli ultimi dieci anni. Ma è giusto così. Le chiacchiere si fanno meno leggere, più profonde, obbligatoriamente intime. Sai qual è il tuo unico difetto, secondo me?

Ed è a questo punto che il pomeriggio di caldo infernale si fa gelido in un istante; non posso non ascoltare, eppure vorrei tanto non sentire. Ma ho bisogno di rivivere alcuni momenti, e di ascoltare questa donna che sfodera uno dei suoi talenti più preziosi, addolcendo una realtà troppo amara anche solo da assaggiare, figuriamoci inghiottire. Fa sempre male riflettere sui propri errori, ma Audrey sa come alleggerire ogni circostanza. Parla, sbuffa, gesticola, ridacchia, infine riesce a convincermi che tutto si sistemerà. Mica poco, di questi tempi.

Così il gelo passa in un lampo ma sul treno di ritorno mi è impossibile non lasciarmi un po' andare; non c'è bisogno di rimuginare su ciò che è stato con Audrey ma la lezione, ahimè, andava imparata molto prima. E' una dolorosa ammissione che mi accompagna per quest'oretta verso Cadorna, dolorosa ma utile, dolorosa ma costruttiva, spero. Mi scuoto, provo a dannarmi, a scalciare, ma non si scappa da questo vagone, da questo binario, da questo viaggio. Io non lo so se quello è il mio unico difetto, ma so che è ancora lì ben saldo e questo basta a regalarmi qualche notte insonne. Così poi ripenso alle chiavi della Ypsilon perse ad Eppan fuori dallo stadio e il sangue si gela di nuovo nelle vene, non c'è redenzione nè rimedio, certo vorrei scriverle in questo esatto momento ma poi a cosa servirebbe? Allora rispetto gli insegnamenti di Audrey e del Bagnino (lui c'entra sempre) e provo a lavorare su ciò che sarà, perchè quel che è stato è stato e non si può cambiare. Saprò reagire diversamente, sarò l'eroe positivo, sarò in grado di amare ancora e di essere amato; Audrey ne è certa.

E se ce l'ha fatta Vincent Gallo in Buffalo '66, c'è davvero speranza. Anche per me.

sabato, luglio 28, 2018

Mi Tocca Partire.

Alla fine le ferie sono arrivate, quindi mi tocca partire. Vado.
Vado perchè devo, vado perchè volevo, vado perchè forse voglio ancora, vado perchè TommyBoy ha bisogno, vado perchè basta il suo nome.
Vado anche se, vado ma non so, vado e vedo, vado e capirò.
Londra è pur sempre Londra ed evoca ricordi importanti, un Capodanno nudo con i tacchi e un ri-fidanzamento epocale, scatto una foto ad un bacio con parrucca fucsia e mi lascio fregare i muffin da chi ha più fame di me; 2006, 2013 e 2018, questa volta me la prendo un po' più comoda e spero sia la migliore di tutte. Voglio tornare a Covent Garden...

Ma dovrei anche smetterla di tornare, e ritornare, e tornare a ritornare, e rimuginare sugli eterni ritorni, sui rovesci del destino, sull'abbandono, su un paio di anniversari che stanno per arrivare. Torno sempre lì, anzi non è vero, non torno perchè non me ne sono mai andato.

Mi dispiace, devo dirlo. Vorrei urlarlo al mondo ogni giorno, e dopo quasi un anno lo voglio scrivere, voglio dare vita a questo pensiero urticante. Mi dispiace, ok?, mi dispiace da morire per tutto quanto. Dev'essere stato difficile anche per te, l'ho sempre saputo e finalmente voglio dirlo, voglio liberarmi di questo pensiero che mi tormenta. Dev'essere stata dura anche per te, forse un miliardesimo di quanto lo è stato e lo è ancora per me, ma dev'essere stata dura salire su quell'aereo con la scelta ormai in tasca. E poi salire le scale di casa sapendo che ti stavo aspettando col cuore in gola, le braccia aperte e le candele accese per via del blackout che durava da ormai due ore, terrificante segno premonitore di ciò che credevo non sarebbe mai potuto accadere.

Non parlo di perdono o di lasciarti andare, sto tentando disperatamente entrambe le strade ma i risultati non sono quelli sperati, perlomeno da me. Ho in mente le tue parole, il tuo sospiro prima di pronunciarle, il nostro risveglio la mattina dopo. Mi fermo qui con i ricordi ma un punto fermo andava messo, nero su fucsia, semplice ed eterno. Mi dispiace da morire Giulia, mi dispiace averti portato a questa decisione, e se è vero che sono io quello che sta morendo di dolore, non posso fare a meno di dedicarti la mia comprensione. Non ho più voglia di tenermi dentro queste parole, questa sensazione, questa incomprensibile empatia. Non voglio prendermi la colpa di ogni cosa e dopo un anno vedo tutto più chiaramente; ma mi squarcia l'anima il pensiero che tu abbia dovuto prendere questa decisione per sopravvivere, che sia colpa mia o meno. Mi dispiace Giulia, anche se non dovrei dirtelo, anche se non dovrei pensarlo, anche se non dovrei scriverlo, anche se gli amici mi insulteranno per queste parole, anche se il blackout è ancora in corso e le candele sono tutte spente, consumate da un anno di buio. Mi dispiace anche se non ti meriti questo pensiero, questa compassione, questo mio cuore. Me l'hai detto tu che è grande, e ancora una volta ti ho creduto. Mi dispiace. Ora l'ho detto.

Le ferie sono arrivate, alla fine. 
Mi tocca partire.
Vado.

domenica, luglio 22, 2018

Quindici Sette Sedici Anni Dopo.

Così un altro 15 luglio è passato; il primo dal mio ritorno in Giambellino, sul luogo del misfatto.
Le tegole più chiare danno idea dell'imponenza maestosa del fuoco, la facciata su al quarto piano porta come cicatrici le pennellate più chiare, che hanno coperto il nero ma lasciano intendere che qualcosa di grosso è accaduto. Io ricordo. Io c'ero.
Sedici anni sono passati e faccio i conti con questo flashback senza esserne lontano, perlomeno fisicamente. Impossibile non ragionare sull'infinità di eventi che mi hanno accompagnato sulla via del ritorno, e sul bizzarro circo che vivacizza le mie giornate da quasi un anno ormai. Il baretto dei cinesi, la fermata dell'autobus, quattro chiacchiere con le due estetiste, entro in cortile e trovo sempre qualcuno con cui perdere due minuti; ma sono le solite facce di chi non ce l'ha fatta, di chi come me è tornato o non è mai nemmeno riuscito ad andarsene. Sono facce tanto simili alla mia, sono facce piene di espressioni che comprendo anche se appena accennate. Sono facce disilluse. Via Giambellino, ancora una volta, con i suoi riti e personaggi ricorrenti. Mi piazzo sul balcone e appoggio i gomiti al davanzale, cerco con il pensiero Dylan, la mia adorata Stella e un pallone di spugna di cui innamorarsi perdutamente, sotto il sole cocente o una pioggia torrenziale... Ma il volo è rapido e doloroso, per chi come me non è riuscito ad andarsene. Meglio rientrare e tenere quello che rimane ancora dentro, ancora per un po', almeno fino a domani sera. Mi appoggio cinque minuti e tornate tutti quanti a rivivere, ad affollare i miei pensieri. Non posso concedervi più di questo, non so nemmeno perchè. Ma va così. Guardo in alto, verso il balcone dal quale usciva fumo nerissimo. Quindici luglio, sedici anni fa. Un incendio e una donna da salvare, che però non c'era. Un giorno magari ve la racconto bene. Ma sono tornato in Giambellino, a due piani di distanza da quel fumo denso, e questa è l'unica cosa che conta adesso.
Chissà poi se doveva andare così.

venerdì, luglio 20, 2018

Due Di Numero.

La prima è che quel video non mi è piaciuto. La seconda è che non dovrebbe comunque interessarmi.