BREATHING UNDERWATER

ultimo giro di bevute. il bar sta chiudendo, il sole se ne va. dove andiamo per colazione? non troppo lontano. sono stanco amore. sono stanco.

domenica, maggio 27, 2012

Guarire.

Il silenzio può non essere muto, mi suggeriva qualcuno tempo fa, ma questo periodo di inattività scrittoria è atomico, devastante, deprimente. Mi devo scuotere o mi devo riprendere? Ho oscillato, vacillato, tremato per cinque mesi buoni, se è questo che volete sapere. Sì, ho tremato. Ho pianto mi sono disperato, forse non ne avevo motivo, forse sì, l'angoscia è comprensibile quando ti accorgi di avere un problema e non sapere come superarlo. Di cosa parlo se parlo di qualcosa ma non posso dire che cosa e nessuno può capire a parte l'unica persona con la quale ho parlato di questa cosa? Parlo di guarire. E cazzo non sto parlando di guarire le ferite dell'anima del cuore e di tutte queste belle storie, parlo di guarire da qualcosa che ogni giorno influenza la tua vita, che ti corrode dentro che ti fa preoccupare che influenza ogni tuo comportamento. Vi è mai capitato? A me non era mai successo, prima di... un po' di mesi fa. E allora mi godo il ritorno alla normalità, dopo le visite, il dolore (breve ma intenso, porca puttana), la preoccupazione, la Meravijosa alla quale mi sono ancorato, quando ero alla deriva e nessuno avrebbe potuto lontanamente avvicinarmi (per mia scelta, sia chiaro). Lei... lei c'era. E tutto continuava a passare in secondo piano, nonostante tutto, le gioie e i dispiaceri, i lampi, le cadute, le sorprese, un profumo regalato, una corsa in macchina e tutto il resto. Niente era mai a posto e l'impossibilità di parlare, di parlarne (se non distrattamente con Pianeta, che dice spesso cose sagge), ha completato il quadro. Che al confronto l'urlo di Munch mette allegria. Lo diceva BrunoM, quando ci si ammala tutta la nostra esistenza viene messa in prospettiva, perchè l'unica cosa che conta è guarire, e guarire è l'unico pensiero. Forse, anzi sicuramente, anch'io ci ho messo del mio, nel male prima (ma non è dato sapere) e nel bene poi (Dio solo sa quanto mi sia costato). Poi dopo aver sollevato una montagna, la riappoggi a terra con delicatezza e pensi che non sia più così scontata la normalità. E magari te la godi un po' di più. Senza più arrancare, senza più ansia, senza angoscia.

Io ho avuto paura. Questa volta davvero.

martedì, maggio 22, 2012

Allora Questa E' La Domanda.

"Spendo la mia vita a difendere gli altri! Ma a me... a me chi cazzo mi difende."

venerdì, maggio 11, 2012

La Latitanza Sai.

Non sono mai contento dei miei periodi di latitanza. Non sono mai contento dei miei periodi. Non sono mai contento. Non sono mai. Nè mai sono stato. Fino a quando non è arrivata lei.

mercoledì, aprile 11, 2012

Con il Numero 91, Tommaso Migliore.

Mancano tre minuti alla fine del terzo periodo. Siamo 1-1 e la situazione è tesissima. Se la mettiamo noi è finita la serie, tutti a casa e siamo in serie A. Se segnano loro ci si gioca tutto in gara 7, il che non è per niente bello. Se non segna nessuno, si va avanti ad oltranza, quindi non c'è scampo. Il momento decisivo è questo, ora e soltanto ora. Chicco si agita di fronte alla curva, cantiamo con le ultime forze. E' il momento, per la prima volta dall'inizio del match, di "siamo la curva del Milano". Canto un minuto, poi scoppio a piangere che non reggo l'emozione. Voglio il gol, lo voglio ora, istintivamente bacio la sciarpa che la Meravijosa mi ha prestato per l'occasione. Anche nel tuo peggior momento, giuro io ti accompagnerò, l'inno di questa stagione risuona al Pranives di Selva Val Gardena ed io non trattengo una lacrima che sia una. Il terzo periodo finisce, i ragazzi rientrano negli spogliatoi e noi continuiamo a cantare.

Era cominciato tutto per gioco, quasi per scherzo. Silvietto aveva iniziato la sua seconda vita con l'hockey, ed allenamento dopo allenamento, serata dopo serata, aveva ripreso confidenza con l'ambiente trascinandomi -facilmente- con il suo entusiasmo. Arrivarono serate alcoliche, goliardiche, festanti, con quei giocatori che, mesi dopo, avrei visto come idoli assoluti. In realtà tutto era partito molto ma molto tempo prima, se è vero che alle elementari cantavamo i cori della magica Saima onorando i vari Chabot e Kevin Lavallee. La svolta è ovviamente l'inizio del 2011, la sfida nei playoff proprio contro i gardenesi ci regala soltanto un'illusione, ma l'atmosfera, la passione, il clima del palazzetto lasciano un segno che non può andare via. E chi ci penserà a risvegliare questa insana voglia di tifo, se non la Meravijosa? E' il 18 Dicembre quando a Milano approda la capolista Egna. Non una partita come le altre.

I ragazzi rientrano determinati e cazzuti per il primo overtime. Si gioca in quattro contro quattro, pardon in cinque che ci sono i portieri, in queste situazioni di solito si esalta il mio idolo Klouda ma in generale è tutta la squadra ad esprimersi alla grande. Corriamo un paio di pericoli, ma ogni contropiede nostro è un brivido di paura per loro, mi sembra un assalto continuo anche se non riesco più a seguire il disco in ogni fase; ho le gambe distrutte dal viaggio in pullman e dalla stanchezza, non voglio smettere di cantare allora abbraccio il prode Silvietto, che buffo ritrovarsi proprio qui, io e lui, in Val Gardena, dopo il tanto vociare, il tanto cantare, il tanto sragionare, dopo qualche incomprensione che abbiamo saputo superare con agilità. E allora lo stringo forte mentre grido vorrei andar via di qua, ma non resisto lontano da te, che tanto sto pensando ad una sola persona ed è così da un secolo, ogni volta che parte questa inimitabile professione d'amore. LoPresti, Ansoldi, Lutz ed il solito Klouda partono alla carica, persino Re sembra stia giocando bene questo supplementare da morte improvvisa, se ci fanno gol in fondo non mi dispiaccio che la finale la guardo con le persone che in questi mesi mi hanno accompagnato in quest'avventura. Mi dispiacerebbe un po' vincerla qui, lontano da loro, ma d'altra parte meglio vincerla oggi che perderla lunedì a Milano. Nello sport non si può mai sapere, quindi soffro come non mai. Il primo overtime finisce, la spigolosa voce dello speaker altoatesino ci informa che si va avanti anche all'infinito, non ci saranno i rigori. Nessuno si scompone, io mi sdraio sulle panche, non ho più un briciolo di forza. Ci penserà Chicco a tirarmi su di peso a tre minuti dall'inizio del secondo overtime.

Quel Milano-Egna è una partita speciale per più di un motivo; l'episodio dell'aggressione ai giocatori negli spogliatoi, dopo il gestaccio di Martin Rizzi alla nostra curva, sancisce infatti una rivalità che si protrarrà per il resto della stagione. Una rivalità accesa, sentita, forse non sempre sana. Ma soprattutto rappresenta un'occasione speciale per il sottoscritto e la Meravijosa; arriviamo in ritardo e ce ne andiamo via prima, inutile stare a spiegare cos'è successo, ma quella sera gettiamo un seme che sarebbe sbocciato in pochissimo tempo. Già nel periodo natalizio infatti, torniamo all'Agorà a ritmo incessante, per non perdere il ritmo fino alla fine della stagione regolare. Il Milano infila una serie micidiale di vittorie in casa, ed ogni volta è una festa, un affratellamento, un'emozione unica. La curva spinge, il palazzo ci crede, la squadra combatte, Egna è sempre davanti ma non abbiamo paura; li affrontiamo spavaldi a inizio febbraio, e li annientiamo. Li ritroviamo in Coppa di Lega e perdiamo due volte fuori, ma la trasferta di Torino segna già un momento epico nella mia storia di tifoso (con la Meravijosa che fa partire un coro in curva sovrastando i tizi coi megafoni, lasciamo perdere). Arrivano finalmente i playoff, ordino la maglia di Wunderer che arriverà con colpevole e notevole ritardo, ma pazienza, nemmeno il tempo di distrarsi e siamo in finale; ce la giochiamo alla grande, ci portiamo sul 3-2 nella serie e decido di spararmi questa trasferta in pullman, un pezzo di cuore però rimarrà a Milano dove ho lasciato Meravijosa e parentado in attesa di mie/nostre notizie. Però porto la tua sciarpa, così sarai con me.

Le note sono quelle di Brazil, la la la la la la la la la laaaaaa, tipo trenino, ma va cantata con più malinconia, più lentezza, più orgoglio. E dai Milano facci un gol, tutta la curva esploderà, in un boato che farà tremar la terra e il mar oh oh... si parte così all'inizio del secondo overtime, la partita sembra non finire mai, l'orario è già improponibile per chi come me l'indomani dovrà lavorare (per fortuna di pomeriggio!). Non abbiamo più forza, nè voce, io e Silvietto ci carichiamo a vicenda, perchè se noi chiediamo ai giocatori di non mollare in campo, allora non dobbiamo mollare nemmeno noi!, e andiamo avanti a cantare mentre le azioni si susseguono, Caletti mi è sempre piaciuto ma mai una volta che mi regali una gioia, Pasqualino in porta è attento e prima o poi qualcosa succederà, basta avere pazienza. In un boato che farà tremar la terra e il mar, attacchiamo verso la porta là in fondo quando Migliore, il nostro Capitano, si invola ed infila Grossgasteiger, è questione di un secondo, un boato immenso, il palazzo è nostro, Silvietto grida SIAMO IN SERIE AAAAA!!!, SERIE A!!!, io lo abbraccio poi corro all'impazzata su e giù per i gradoni, sto piangendo come un pazzo non riesco nè a parlare nè a gridare, siamo in A cazzo, la partita è finita, devo chiamare la Meravijosa, subito, anche se dalla mia bocca non usciranno parole, anche se c'è un frastuono allucinante, i giocatori sono qua sotto che si sbracciano e saltano davanti a noi, ho visto gente abbracciarsi e rotolare giù fino alle balaustre, il Pranives è un pandemonio ed io sto telefonando. Sento la sua voce che sussurra "hey?", io attacco a gridare MIGLIOREEE... MIGLIOREEEE... HA SEGNATO... e piango disperato di felicità ed emozione, lei sorride, forse si commuove, la tua sciarpa è qui ma il mio cuore è lì. Smetto di piangere e penso alla fortuna che ho avuto, alla gioia che mi sta capitando. Con le mie lacrime ringrazio mentalmente la Meravijosa e la sua famiglia per tutte le emozioni di questa incredibile annata. Siamo in serie A. Ed ha un valore pazzesco, unico, incommensurabile. Per le partite nel gelo, per tutte le volte che BigLuciano si è commosso, per l'amicizia che si è instaurata con il_Niki, per Martolina e lo zio Max, senza dimenticare il buon Cicinho che in gara 5 sembrava un curvaiolo fatto e finito. Per tutto questo, al gol di Tommaso Migliore sono esploso come un fiume in piena, inarrestabile e travolgente.

E per la Meravijosa, ovviamente e soprattutto. Che ha avuto la brillante idea di trascinarmi quella domenica di Dicembre, e che non ha mai voluto saltare una partita. Che ha cantato ogni coro stringendomi la mano, guardandomi qualche volta negli occhi ("ma non resisto lontano da te"). Che aveva così paura, inizialmente, di mostrarmi il suo lato tifoso. Proprio lei che mi ha insegnato a vivere senza avere sempre paura di tutto.


















E' strano l'hockey. Si soffre, si gioisce, ci si incazza, si piange insieme abbracciati. Sarei pronto a giurare che l'amo.

martedì, aprile 10, 2012

Ma Non Chiedermi Perchè.

Ed ora sono quasi cinque mesi ma il tempo in questi casi è un concetto senza senso (solo in questi casi?), sono sicuro che se ti rivedessi ora avrei un miliardo di cose da raccontarti ma non ce la potrei mai fare, e non lo vorrei neppure. Ma perchè pensare a tutto questo proprio ora? Un motivo non c'è, è solo che questa pioggia e questa lontananza forzata producono un effetto impossibile da dominare, la verità è che non vorrei dirti niente, soltanto guardarti, abbracciarti, spazzare via il rancore e le sofferenze di questi cinque mesi. Ma è davvero possibile? Ti sto lontano più che posso, che il rispetto è da sempre la base per ogni rapporto, non cerco notizie su di te, qualcosa ogni tanto affiora in superficie ma è giustamente ed ovviamente sempre troppo poco. Meglio così. Vorrei soltanto dirti che mi manca Baggio, questo sì, il Parco delle Cave le avventure sulla 67, il nostro 2008 insieme, non voglio farti piangere spero che tu non stia leggendo il blog, magari capiterai qui fra sei mesi ed allora sarà tutto più facile, spero. Ma io devo scrivere ora, non posso più resistere. Mi mancano tanto le persone che tanto mi hanno dato, grazie alle quali ora sono la persona che sono. Non ho rimpianti se non quelli che è giusto avere quando qualcosa di bello ed unico finisce, io so di aver fatto di tutto, prima nel bene poi nel male poi ancora nel bene ma alla fine i tentativi erano inutili, intorno a me ho visto svanire i sorrisi degli amici e notavo solo preoccupazione, sempre tensione, poca comprensione; faccio fatica a riconoscere i miei errori ma indago sempre me stesso, più di quanto possa lasciar credere. Questo lo sai. Un sabato pomeriggio di Novembre ci siamo detti ciao, io ho pianto e ti ho stretto forte alla fermata del 14, tu hai provato a non piangere, ti sei girata e sei andata via così, come se tutto fosse già scritto, già risolto, già definito nei dettagli. La mia vita sta andando avanti, non posso e non voglio certo lamentarmi, anzi; in cuor mio spero di aver imparato dai miei errori per non ripeterne più, magari sfoderandone di nuovi, chi lo sa. Sono convinto che il tuo sorriso non abbia perso un milionesimo del suo smalto, sarai felice di sapere che ormai non ho più niente a che fare con un paio di persone che tanto male ci hanno fatto (io non dimentico le sensazioni orribili e le tue parole di Agosto sul significato dell'Amicizia, e di questo ti sarò grato per sempre perchè avevi ragione tu); non chiedermi di cantare pti Tobi i en bon pti garson perchè piangerei a dirotto, disperatamente e senza fine, non ascolto più nemmeno Sway, e quando trovo la sigla di Spongebob imito il gesto del flauto ma cambio istantaneamente canale; è di questo che dobbiamo parlare? Non credo, ma in questo piccolo sfogo provo a raccontare un po' di questo periodo che è volato, nonostante tutto. Nonostante le incomprensioni, la rabbia, l'incontro con Meggy, le frasi dette e riportate, i rinnovi contrattuali che mi lasciano sempre un sapore amaro. Cantava Alessandro Graziano "se ripenso alle nostre gambe nella notte, mi è difficile pensare che da due ore non ti amo più", ecco un'altra canzone che forse skipperò ad ogni passaggio, l'ho riscoperta qualche settimana fa ma la lascerò nel dimenticatoio per un po'. C'era tanto di sbagliato in me, un giorno lontano sorrideremo insieme, ne sono sicuro, non voglio piangere in questa sera così sbagliata, così piovosa, così inutile. Continua sulla tua strada Ale, sono sicuro che una piccola parte di me resterà sempre tua, così come i tuoi insegnamenti rimarranno per sempre incastonati nella mia testa (e nel mio cuore). A volte mi chiedo che fine avrà fatto l'anello che ti avevo prestato e che non hai più tolto. Un giorno me lo dirai, e la tua risposta non mi farà provare nè paura, nè rabbia, nè tristezza.

martedì, aprile 03, 2012

Cosa Rimane?

(Audrey che a fine telefonata mi dice "salutami la Meravijosa".)

Poi cantare a squarciagola I have become comfortably numb, per tutto quello che rappresenta, per tutto quello che c'è e che ci sarà, per gli ostacoli da abbattere e da superare anche se sembrano insormontabili, perchè se ci abbiamo creduto insieme quando sembrava impossibile, dobbiamo crederci ora più che mai; perchè non dimentico la chiacchierata nel parcheggio del Lops con il nigga là in fondo che ballava da solo, perchè so abbattermi come pochi ma ho anche dimostrato di sapermi rialzare. Io ci credo, non sono più così numb, e trovo conforto nel tuo sorriso, nelle tue parole, nei piccoli gesti, nel tuo tono di voce che si fa morbido e accogliente al momento giusto; ci credo perchè ti inondo di parole ma so che capiresti anche con uno sguardo. E' vero, ed è forse sbagliato, credo in te più di quanto creda in me stesso. Ma il tempo che è passato mi sta aiutando ad aprire questi maledetti occhi che per troppo tempo hanno finto di non vedere. Ti ho chiesto una notte se sei la mia anima, tu ti sei commossa ma a questa domanda non può esserci risposta, che risposte banali non ne voglio. Voglio vivere senza paura, ecco, questo sì. Questo lo voglio proprio. E allora canto a squarciagola anche se è troppo tardi, troppo buio, troppo tutto. E siamo distanti ma io ti sento qui con me.

lunedì, aprile 02, 2012

Vincere Le Paure.

Un pochino ho voglia di piangere però non ditelo in giro, vi prego.

COSA SUCCEDE IN CITTA'

domenica, aprile 01, 2012

Il Cuore Di Giulia.

Non importa se non hai mai visto un film di Michael Moore, tanto io ho visto solo Bowling a Columbine, quel che è certo è che mi è rimasto dentro. Moore lo catalogherei come comunista di merda, ma tant'è, il film va visto. Mi guarda felice, forse sconsolata, non certo per i nostri differenti gusti cinematografici ma perchè la sto fissando e allora, pudicamente, cerca di ritrarsi. Come le ho detto qualche sera fa, a volte mi perdo nel tuo sguardo... ma talmente tanto che mi sembra di incontrarti per la prima volta.

Quello che è successo poi -dopo le innumerevoli prime volte, intendo- è che ho anche intravisto questo suo magico cuore, capace di guarire le ferite dell'ansia e di trasmettermi quel senso di fiducia che non va mai sprecata. Non si perde in chiacchiere inutili, mi dà retta quanto basta, sa cogliere il punto della questione al primo tentativo (e questo, con me, è più che fondamentale).

Così, dopo un venerdì sera spero dimenticabile ed un sabato da pazzi, ci troviamo di nuovo faccia a faccia, come fosse la prima volta per l'emozione e l'importanza del momento. Diceva il grande Flaiano che se il medium è il messaggio, noi non dobbiamo leggere la lettera ma direttamente il postino. Pazzo? Macchè. Non si risolve un litigio con un regalo, una cena fuori, un mazzo di rose bianche e rosse, un anello di diamanti. Il medium è il messaggio, ricordate? E' il tuo essere qui, il tuo esserti fermato a cena, il tuo non aver avuto paura delle solite cose che ti fanno paura.

E' il cuore di Giulia che parla. Grazie per avermi spronato, e per non aver mollato la mia mano. Con il tuo aiuto proverò a sentirmi la persona che tu dici che sono.

venerdì, marzo 30, 2012

La Meravijosa A Volte Scopre Pezzi Inauditi

L'approvazione non è arrivata. Il post rimane sospeso, ma prima o poi lo cancellerò. Magari è il caso di fare una telefonatina, cosa dite? E' il momento migliore, ne sono certo. Poi mi butterò in doccia, andrò a gridare a Peter Klouda che lo amo, mi berrò un po' di birrette, sragionerò con Silvietto e mi farò coccolare dalla Meravijosa. Puro e semplice come il cielo in questa fastidiosa giornata di vento. Con in mano un rinnovo contrattuale da far schifo, una diagnosi che non arriva, e la sensazione che, come al solito, soltanto credendoci potremo rovesciare il destino. Ora chiamo. Appena finisce Klezmer giuro che chiamo e mi fiondo in doccia.

mercoledì, marzo 28, 2012

Joe Himself.

Mi piazzo su una panchina sola e sconsolata -la panchina- solo e sconsolato -Joe Rokocoko chi era costui- che Ringhietto non ha risposto e di tornare su a casa non se ne parla. Chiamo la Sylvie non potendo immaginare che si trovi a due passi; giusto il tempo di segnalare sottovoce a Pianeta Polpettino di indirizzarsi verso piazza Frattini, ed eccoli comparire all'orizzonte. Ma dove sei? Eh qua su una panchina. Ma sei lì da solo? Eh qui non c'è nessuno, soltanto una banda di marocchini là in fondo ma non mi vogliono con loro, sono troppo introverso... sai come sono fatti loro sono un po' più espansivi, ho cercato di affratellarmi ma niente... Smettila brutto pirla noi siamo arrivati, siamo qua.

Non parlo molto, sono agitato ma in fin dei conti so che mi passerà, anche se alcune paranoie sembrano non volermi abbandonare da secoli. La Sylvie pone la domanda epocale, rispondo con sincerità ed espongo la questione al meglio. Due mezze frasi in dieci minuti non sono un granchè ma bastano, quando la conoscenza è diventata amicizia e l'amicizia si è fatta vincolo inscindibile. E' a quel punto che la Sylvie mi manda sonoramente affanculo e Pianeta cerca di prendermi a schiaffoni. Da fuori è tutto sempre più facile, ma non posso non dare ascolto a questi consigli, non posso proprio.

Cinque ore dopo, distrutti e provati dalla stanchezza, ci ritroviamo io e la Meravijosa sotto casa. Non pubblico il suo monologo perchè le sue parole sono così preziose che voglio tenerle solo per me. Ma il succo forse è quello. "Quando si tratta degli altri sei fantastico, quando si tratta di te fai una fatica allucinante".

Joe Rokocoko è sempre se stesso.

martedì, marzo 27, 2012

In Attesa Di Approvazione

Forse oggi pubblicherò qualcosa.

venerdì, marzo 16, 2012

Mac M.

Non sono cotto, non sono stracotto, non sono morto, mi sento oltre, c'è un po' di trambusto in giro appena apro gli occhi, luce e fresco mattutino intorno a me, ma non solo (troppa vodka alla menta?); non dovrei essere qui, ed in effetti per il resto del mondo sono altrove, invece ci sono. Perchè l'ho voluto, perchè l'ha voluto, perchè abbiamo incrociato lo sguardo e da lì in poi è stato un viaggio inarrestabile. E' scomodo questo letto, che poi non è un letto, in questa camera che è uno studio, in questo studio che mi avvolge di foto e ricordi. Non so come siamo finiti in via MacMahon, è troppo presto per pensare, Roger mi scrive insistentemente, in qualche modo devo svegliare la NonAncoraMeravijosa e farmi portare a casa. Poi potrò pensare, magari mentre salgo le scale... come di solito accade nei miei rumorosi rientri notturni. Come ogni volta che incrocio il suo sguardo, sfioro le sue mani, mi faccio trascinare dal suo entusiasmo atomico. Alla fine mi fermo a pensare... cosa sta succedendo?

Bè. Ne è passato di tempo eh. Lo specifico con una punta di felicità.

venerdì, marzo 09, 2012

BUON COMPLEANNO FC INTERNAZIONALE!

mercoledì, febbraio 22, 2012

E Quindici Anni Resteranno.

"A Bormio ci sono le terme..."
"Lo so."
"???"
"Eh... ho cercato un po' su Google... per vedere... così, dov'eri."

sabato, febbraio 11, 2012

Già... Come Facevo?

Non so dire con esattezza dove mi trovo, I mean, sono accucciato in macchina e ho un sonno pazzesco, questo ginocchio malandato non mi dà tregua allora butto giù lo schienale per stendermi il più possibile; più o meno so dove sono, Rogoredo beach, un parchetto di fianco a me e la Meravijosa dispersa tra questi edifici. Aspettare, dolcemente aspettare. Mi è già capitata un'avventura simile, correva l'anno 2001 credo, ricordo il freddo di via Melchiorre Gioia e una barista che si bruciò una mano. Audrey uscì dopo tre ore, ci amavamo molto, spero che la Meravija non voglia sottopormi alla stessa prova. Intanto mi sdraio e guardo la gente passare. Colgo qualche sguardo stranito... cazzo volete, non si può dormire in macchina alle tre del pomeriggio?

Mi sbizzarrisco al telefono, ma Frigo risponde ogni dieci chiamate (come faccio io col Bufalone, indi non mi lamento!), mia sorella cerca di liquidarmi velocemente (e ride quando pronuncio la parola "Colonnello"), Pianeta è preso, il Bagnino forse lavora, passano i minuti e decido che posso provare ad addormentarmi.

Mi copro con questo splendido piumino Sisley, acquisto del secolo, azzeccatissimo ed emblematico (inutile dilungarsi). Non potrò mai addormentarmi, è ovvio, eppure ci provo. Mi muovo in continuazione cercando la posizione ideale, uso la sciarpa WE ARE MILANO come poggiatesta, sembro aver trovato un equilibrio armonico ad un certo punto, chiudo gli occhi e mi godo due minuti di pace. Sono solo in macchina da mezz'ora quando mi rialzo di scatto e mi giro, per la prima volta, a controllare che stia arrivando. La trovo a due macchine di distanza, che mi sorride.

Apre la portiera, sorriso fotonico, parla al telefono, non voglio disturbarla ma glielo chiedo ugualmente: come cazzo facevo a sapere che stavi arrivando in quel preciso momento?

lunedì, febbraio 06, 2012

Con Te.

La mezzanotte è passata da 29 minuti ed il ricordo di quella mattinata si fa subito intenso. Il risveglio nella luce dell'alba... ora siamo occhi negli occhi sul divano, è già tardi, è sempre tardi con te, ma non ce ne andremo certo ora; è sempre tempo di festeggiare qualcosa, questo qualcosa, più grande di noi, più intenso dell'alba dopo una notte indimenticabile.

Quando non vuoi rovinare qualcosa di stupendo, devi scrivere il meno possibile.

lunedì, gennaio 30, 2012

We Build Up Castles

Pianeta dice spesso cose sagge, ed io l'ascolto.

A volte piango al telefono, ma non con Pianeta, e non so spiegarmi.

Addossarsi troppe colpe non aiuta, di fuggire dai propri errori non se ne parla. E' in questo limbo che vivo da qualche mese; non voglio uscirne, perlomeno non ora, sarebbe comodo ed inutile. Nella vita si può e si deve sbagliare; si può camminare a testa alta anche dopo un errore, ci ho messo tanto ad impararlo. Sto ammirando una miriade di piccole sfumature che fino a poco fa mi erano impercettibili (anche per mia scelta, chiaro). Pianeta me lo diceva sempre che dovevo vivere più tranquillo.

Pianeta dice spesso cose sagge, a volte fondamentali, a volte spiazzanti. Io non cerco alibi, non voglio autoassolvermi, poi in macchina ci ripariamo dal freddo e mentre ci smezziamo una Tennent's ghiacciata mi fa capire che tutto questo fa parte del gioco. Che in gioco ci sono anch'io, non posso mica sempre essere l'arbitro o l'allenatore o il dirigente che se ne sta in disparte e si diverte guardando gli altri. Eh no, in campo ci sei e ci rimani. E te la giochi.

Di questo e per questo sono felice. Perchè ho riscoperto la voglia di giocarmela. Di rischiare l'errore, la giocata difficile il colpo di genio il numero d'alta scuola; magari proprio quello sognato nelle notti più buie.

Scoprendo lei ho riscoperto quel me stesso che pensavo di aver perso.

sabato, gennaio 28, 2012

Controlliamo Un Attimo

In nove mesi al call center di casi incredibili me ne sono capitati, eccome. Ho avuto momenti di disagio, di noia, mi sentivo sopraffatto dalla ripetitività delle mie azioni, delle mie risposte, delle giornate di lavoro. Ho odiato con tutto me stesso l'ufficio, i colleghi, i clienti, tutti e tutto quanto. Ho resistito perchè... non lo so nemmeno io, ho avuto momenti di sconforto ma poi persone importanti, vecchie e nuove, mi hanno dato - e mi stanno dando- la forza per andare avanti. A volte litighi con qualche pazzo, con qualche vecchietta, con qualche rincoglionito, poi ci si fa una risata su e passa tutto.

Allora arriva sta telefonata in un venerdì sera già tragico, a livello lavorativo: chiamate su chiamate, problemi su problemi, lamentele cazziatoni e la pazienza che se ne va. Non parlo spesso del mio lavoro, qua sul blog soprattutto, se non per evidenziare episodi simpatici, ma questa volta devo fare un'eccezione.

Forse perchè per una volta sul posto di lavoro ho visto materializzarsi Joe Rokocoko. Era inevitabile. Joe sta fuori dalla mia vita lavorativa, grazie a Dio. Ogni tanto fa capolino... e sono sempre guai. Sono dimissioni, discussioni, piagnistei, rivoluzioni. Noi tutti amiamo Joe Rokocoko, ma diciamoci la verità lui è un non-scrittore, del lavoro vero che cazzo ne capisce. Si fa prendere e poi... capace di mollare tutto così, d'un colpo.

La vecchina parte subito all'attacco, questo è il codice, è intestato a mio figlio che è morto due anni fa. PUM. La vecchina può anche essere davvero vecchina, però già esordire così mi fa prendere male. Andiamo a controllare chi è lo sfortunato. Eccoci un attimo... sì signora ho capito ora capiamo il suo assegno... un attimo solo che controllo... lo sguardo cade sulla data di nascita, anno 1981, chissà perchè mi sto sentendo così strano. Vai via Joe, ti prego, sto lavorando.

Signora io capisco... le dobbiamo mandare 150 euro ma l'assegno è intestato a suo figlio, ho capito, ha già chiamato signora... la pazienza a questo punto è in modalità ILLIMITATA, potrebbe prendermi a male parole per un'ora e io starei lì senza reagire. Comincio a sbuffare, mi alzo, chiedo aiuto a chi è di supporto, ma a quel punto non ho più voglia di ascoltare le risposte, le procedure, tutto quanto. Ragazzi cazzo, c'ho in linea il morto e non vogliamo dargli i soldi, capite? Chi è in cuffia non sente, ma gli altri sì, sto per diventare un fiume in piena. Cazzo, le muore il figlio a ventotto anni e noi non vogliamo darle cento euro, ma che cazzo di mondo di merda che viviamo. E NOI SIAMO UN ANELLO DELLA CATENA! Mi sta prendendo lo sconforto totale, cosmico, quasi leopardiano. Io non voglio essere parte di questo sistema! Mi vergogno cazzo, mi vergogno! Non vogliamo darle i soldi... e penso chissà come sarà morto, so che non bisogna porsi questi interrogativi, proprio perchè poi si sfasa e si perde di vista l'obiettivo finale, che sarebbe teoricamente quello di aiutare il cliente.

Allora temporeggio, mi faccio insultare ancora un po', i vicini di postazione mi guardano smarriti, pensano ad uno scherzo, ridacchiano, anch'io la butto sul ridere perchè vorrei invece piangere. Ma non c'è tempo per tutto questo, ho trent'anni e non posso lasciare troppo spazio a Joe. Che si occupi di scrivere, che un giorno poi faremo i conti. Tempo non ne voglio buttare. Signora, è con grande amarezza che le dico che dovrà attendere ancora un bel po'. Onestamente mi vergogno per questa situazione, che lei ci creda o meno. Mi riprendo a fatica, guardo fuori dalla finestra, c'è un tramonto spettacolare ed ho qualcuno a cui pensare questa sera. Non sarà mai tutto giusto così. Non bisogna mai pensare troppo. Io l'ho imparato, ma in trasparenza poi si vede chi siamo. Sempre e comunque. E non parlerò del mio lavoro per un bel po' di tempo ancora.

venerdì, gennaio 20, 2012

2012

Andiamo a vedere le stelle, suggerisce la Meravijosa, io non taccio e acconsento, però non dirlo alla Sylvie e Pianeta Polpettino, va bene?, non dirglielo, no non fare così con la testa che poi glielo dici, non dirglielo non dirglielo non dirglielo, ok ok minchia le paranoie... e intanto penso, a cosa serve non parlare?, tanto capiranno all'istante cos'è successo prima del loro arrivo. Ma andiamo a vedere le stelle.
Due tiri, pardon, due sguardi più tardi, mi ritrovo fattissimo sul divano, che basta poco a stendermi; la Meravija dichiara di sentirsi in formissima, allora si mette ad armeggiare con piatti bicchieri e quant'altro. Mi aiuti per favore?, dai metti via questo quest'altro e quell'altro là, inizio a sbuffare perchè la coordinazione è già andata a puttane. Cominciamo a ridere insieme, ma non è ancora niente. Poi un bicchiere lasciato incustodito sotto il rubinetto si trasforma in una fontana, vorrei avvisare la padrona di casa dello spettacolo acquatico in corso alle sue spalle, ma questa dannata fattezza non fa uscire una parola che sia una; e allora con la mimica segnalo il pericolo, la Meravija si accorge e scoppiamo a ridere, tanto da star male. Un male fisico agli addominali, di quelli che si provano raramente. Dopo cinque minuti di allegria e dolore fisico allora, ci riprendiamo pensando che, sì, a questo punto è proprio inutile non dire niente alla Sylvie e Pianeta Polpettino Pasticcino... come volevasi dimostrare.

Passano altri cinque minuti e l'allegria si trasforma in qualcosa di indefinibile. Subito dopo Kundi la Mapendo (già sentita?) e Dockyard, parte una canzone apparentemente irriconoscibile; peccato, questa canzone sta rovinando il bel momento... ah no aspetta...

E ci ritroviamo abbracciati e in lacrime, sopraffatti da questo qualcosa più grande di noi e dell'universo conosciuto. Ti prometto che sarà come dici tu, mi prometti che resterai sempre come sei; ascoltando So Many Times si può e si deve piangere di gioia, questo è solo l'inizio del 2012, questo è solo l'inizio di noi due, questi siamo noi due.